La Miniera

GLI INIZI

Correva l’anno 1896 quando “regnando Umberto I Re d’Italia” l’Ing, Giorgio Asproni acquistava dai coniugi Salvatore Ciccu e Giuseppina Serra domiciliati a Sant’Antioco UNA AZIONE, pari a una centesima parte, della Miniera in concessione denominata “Is Seddas Is Moddizzis”, in territorio di Iglesias, al prezzo di 1500 LIRE.
Erano passati poco meno di 50 anni da quando anche in Sardegna era entrata in vigore la legge mineraria istituita dal Regno Sabaudo che prevedeva la separazione della proprietà del suolo da quella del sottosuolo, consentendo di fatto a chiunque di richiedere l’autorizzazione ad effettuare ricerche minerarie e poco meno di 30 anni da quando, nel 1868, un gruppo di piccoli imprenditori e possidenti del posto aveva appunto costituito la Società di “Is Seddas Is Moddizzis”, a cui era stata rilasciata la concessione per un’area di poco inferiore ai 200 ettari allo scopo di esplorare le potenzialità di quel territorio.

Fotoriproduzioni d’epoca da fonte ignota
(approfondimento in corso)

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Tonnellate di calamina
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Minatori

Date storiche

Nel 1868, un gruppo di piccoli imprenditori e possidenti, residenti per lo più nell’area vasta di Seddas Moddizzis, costituisce l’omonima Società di “Is Seddas Is Moddizzis” a cui viene rilasciata la concessione per un’area di poco inferiore a 200 ettari allo scopo di esplorare le potenzialità di quel territorio.

Povera di argento, ma ricchissima di calamina (minerale da cui si estrae lo zinco per calcinazione) la Miniera di Seddas Moddizzis conosce una vera svolta solo a partire dal 1885, anno in cui ne assume la direzione l’Ing. Giorgio Asproni.

Grazie ad importanti investimenti sulla rete viaria, alla realizzazione di due forni di calcinazione e alla costruzione della laveria idrogravimetrica nel 1893, la grande ricchezza del sottosuolo può essere finalmente sfruttata appieno, al punto che a cavallo tra i due secoli vengono estratte dalla miniera oltre 100 mila tonnellate di calamina.

Nel 1930, l’Ing Giorgio Asproni ottiene la concessione mineraria perpetua.

A partire dal primo dopo-guerra, a causa delle sempre più difficili condizioni del mercato, della mancanza di innovazioni negli impianti e delle difficoltà crescenti nel reperire finanziamenti dal Governo Nazionale, oramai sotto il controllo fascista, la miniera conosce un lento declino e alla morte di Asproni avvenuta nel 1936, i suoi nove figli devono sostenere tutto il peso di un’eredità difficile e gravosa. La proprietà degli Asproni comprende infatti un patrimonio vastissimo in cui figurano non solo i 200 ettari di concessione mineraria perpetua, inclusiva di fabbricati e pertinenze, ma anche 800 ettari di suolo, comprendenti lo stesso Villaggio Minerario.

Gli Eredi Asproni decidono di costituirsi in società di fatto e si occupano dell’intero patrimonio di famiglia, miniera inclusa ottenendo finanziamenti per ammodernare gli impianti e acquisendo importanti commesse dalle Società Minerarie della Penisola, tra cui la Montecatini/Litopone di Livorno. A partire dal 1955 affidano la gestione della concessione mineraria alla Società Monteponi, la quale tra l’altro a partire dal 1949 era già entrata a far parte della “Ditta degli Asproni”, acquistando le quote di alcuni eredi.

Nel 1959 la Ditta Eredi Ing Giorgio Asproni, Miniera di Seddas Moddizzis cessa definitivamente l’attività. La Società Montevecchio acquisisce all’asta l’intero patrimonio immobiliare afferente alla concessione mineraria, per poi venderlo alla fine di quello stesso anno alla Metalsucis, Miniere Metallifere Sulcitane ad un prezzo di poco inferiore ai 357 milioni di lire.

Negli anni ’60 la miniera conosce un breve periodo di ripresa che tuttavia si interrompe ai primi anni ’70 quando, a seguito del collegamento sotterraneo di tutte le principali concessioni operanti attorno a Iglesias, la creazione di un nuovo impianto di flottazione nella miniera di Campo Pisano rende inutile quello preesistente a Seddas Moddizzis che viene presto abbandonato, precedendo di poco la chiusura della stessa Miniera. (Miniere di Sardegna)

Si chiude così, dopo più di un secolo, il suo ciclo vitale, mentre sull’altopiano vengono sfollati gli ultimi abitanti del Villaggio Minerario, anch’esso ormai lontano dalla prosperità di un tempo.

Foto Archivio Storico Comunale Iglesias

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